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Mickey 17

Mickey 17, il capitalismo nell’epoca della corsa allo spazio

Mickey 17 è il nuovo attesissimo film di Bong Joon-Ho, il regista di Parasite, Snowpiercer e di quella meraviglia che è Memorie di un assassino

Vista l’importanza e la qualità dei film citati, l’attesa per l’uscita di Mickey 17 era decisamente alta. Già dal trailer potevamo capire che i temi tanto cari al regista (e a noi cinefili e suoi fan) sarebbero tornati. L’anticapitalismo, l’anticolonialismo, una società governata da squali in cui il più grosso si mangia il più debole e l’estrema fallacia delle istituzioni nel mondo contemporaneo sono tematiche che governano il nuovo film di Bong Joon-Ho.

Il taglio che però il regista ha deciso di dare al suo film, questa volta è decisamente più leggero e popolare. Avrà comunque raggiunto i suoi obiettivi? Il messaggio arriverà ugualmente allo spettatore? Vediamolo con calma.

Mickey 17, di cosa parla

Il film racconta la storia di Mickey appunto, un disgraziato dimenticato dalla società che a causa di un enorme debito contratto con un criminale decide di fuggire e aggregarsi a una comunità che si accinge a esplorare e colonizzare un nuovo pianeta alieno. Per poter fare ciò è però necessario servirsi di un sacrificabile, un umano che sostanzialmente vende sé stesso allo Stato, o comunque agli amministratori della comunità, e che si rende disponibile a morire di fronte a nuovi virus, attacchi alieni e minacce varie.

In questo modo gli scienziati possono sperimentare nuove cure e trovare delle soluzioni alle numerose difficoltà incontrate e ogni volta che il sacrificabile muore, viene subito dopo ristampato con la stessa memoria di prima. Grazie a questa sua decisione, Mickey viene subito selezionato per partecipare alla spedizione ma una serie di imprevisti stravolgeranno i programmi di tutti.

Nel capitalismo qualunque cosa ha un prezzo

In una società governata dal capitalismo qualsiasi cosa si può comprare, anche la vita umana. L’esempio di Mickey è un perfetto caso di monetizzazione dell’essere umano. Egli si vende per necessità, per via delle difficoltà economiche e finisce per essere a tutti gli effetti uno schiavo legalizzato. Il regista sudcoreano è molto bravo a far riflettere su questi aspetti. Egli ci fa capire che prima o poi arriveremo a queste scoperte scientifiche e dovremo quindi fare delle scelte ben precise.

Quando arriverà il momento prepariamoci a infinite discussioni in tutti i parlamenti del globo sull’etica e sulla moralità di determinate sperimentazioni e scoperte scientifiche. Succede tutt’ora relativamente a leggi entrate in vigore mezzo secolo fa, figuriamoci quando finalmente si dovrà discutere di qualcosa di serio. Questo aspetto emerge in modo molto efficace dalla pellicola.

Mickey 17

Il taglio ironico funziona?

A differenza dei suoi film precedenti, Bong Joon-Ho in Mickey 17 decide di dare al racconto un taglio decisamente leggero e ironico. Oltre alla forte critica alla deriva del capitalismo occidentale, l’altro grande bersaglio puntato dal regista è il colonialismo. Un gruppo di persone arriva in un posto nuovo e decide di stanziarsi proprio lì. Purtroppo però quel posto è già abitato da qualcun altro e quindi o si torna indietro oppure se il gruppo appena arrivato è molto più forte militarmente si opta per uno sterminio di massa e una reclusione forzata degli autoctoni sopravvissuti.

Ovviamente poi il gruppo occupante si riempirà poi la bocca di tutte le belle cose che ha portato nel luogo dell’occupazione: la civiltà, il progresso, l’elettricità e l’acqua pubblica. L’opinione degli occupati è del tutto irrilevante e se qualcuno prova a dire qualcosa è un ingrato e se qualcun altro si ribella con la forza allora è un terrorista.

Bong affronta questo tema con leggerezza in modo che chiunque, anche un ragazzo, possa comprendere il suo messaggio. La rappresentazione quasi comica del governatore della comunità, un idiota razzista, estremista e guerrafondaio, è un altro esempio di applicazione di questa strategia. Il punto è che lo stile da commedia può essere un’arma a doppio taglio: da un lato raggiunge più persone e il messaggio lanciato risulta più immediato e alla portata di tutti, dall’altro lato il film rischia di non essere considerato con la serietà che invece meriterebbe.

Fortunatamente a mio avviso ha prevalso la prima opzione.

Mickey 17, in conclusione

Per concludere, certamente il film non ha la potenza politica di un Parasite (2019) o di un Snowpiercer (2013). Indubbiamente però la pellicola raggiungerà una fetta di pubblico più ampia, anche grazie alla presenza di Robert Pattinson. Questo farà in modo che il film venga compreso da tutti e magari in molti ci rifletteranno al termine della visione. A quel punto l’auspicio è che il pubblico riscopra anche gli altri splendidi film del regista sudcoreano.

In ogni caso un film da non perdere, magari portando al cinema quel familiare o quell’amico che dal cinema cerca solamente uno svago. Potrebbe rivelarsi un perfetto esempio di film che unisce in modo ottimale l’utile al dilettevole.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★