Arriva su Netflix, dopo l’ottima anteprima al Sundance Film Festival, Train Dreams, un’opera matura, poetica, ed esteticamente impeccabile sulla solitudine.
Nell’oceano di commedie natalizie non sempre riuscitissime che questo periodo ci riserva, si fa spazio un film che si distingue per sensibilità, interpretazioni e, soprattutto, una regia consapevole dei propri mezzi. Il regista statunitense Clint Bentley sceglie di raccontare spesso con la sola forza delle immagini temi esistenziali come la solitudine, il costante bisogno umano di risposte, e il rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda.
Train Dreams è l’adattamento del racconto omonimo pubblicato da Denis Johnson nel 2011. Bentley si è occupato anche della sceneggiatura insieme a Greg Kwedar, mentre la fotografia e il montaggio, entrambi di grande qualità, sono opera rispettivamente di Adolpho Veloso e Parker Laramie.
A interpretare il protagonista un intenso e profondo Joel Edgerton, in un ruolo che sembra scritto appositamente per lui. A completare il cast, tra gli altri, ci sono Felicity Jones, Clifton Collins Jr., Kerry Condon e William H. Macy.
Train Dreams, la trama
Negli Stati Uniti dei primi anni del ‘900 Robert Grainier è un taglialegna che si occupa del disboscamento e dell’ampliamento delle ferrovie americane. Per questo motivo, per lunghi periodi, vive nei boschi insieme ad altri operai come lui, provenienti da ogni parte del mondo.
Quando incontra e sposa Gladys, e i due hanno una figlia, inizia a patire la lontananza dalla sua casa sulla riva del fiume, e dalla sua famiglia. Una tragedia personale metterà in crisi la sua quotidianità, costringendolo a ripensare al suo ruolo nel mondo, e al senso dell’esistenza.
Train Dreams, una fotografia da tableaux vivants
Oltre alla solida delicatezza del suo protagonista, e all’intimo racconto della sua vita, l’aspetto più interessante di Train Dreams è la sua fotografia. Il racconto privato dell’amore tra Robert e Gladys è reso con immagini romantiche, sognanti, illuminate spesso dal rosa del tramonto.
Non mancano, poi, riferimenti al western classico. In più riprese Veloso e Bentley si rifanno alla celebre inquadratura della soglia di Sentieri Selvaggi di Jhon Ford. Qui, però, al di là della porta di Robert, l’orizzonte del futuro e della speranza si trasforma in un gelo fisico ed emotivo.
La rappresentazione del lavoro passa attraverso un realismo poetico che insiste sulla fatica dei corpi: alcune inquadrature ricordano nella resa un dipinto come Gli spaccapietre del padre del realismo pittorico francese Gustave Courbet. La macchina da presa, inoltre, spesso si allontana dai personaggi, inserendoli tutti insieme nel contesto naturale boschivo a cui sembrano appartenere. L’effetto è quello di un quadro vivente dall’estetica impeccabile.

La ripresa dei personaggi da lontano da un lato celebra l’armonia con lo spazio, dall’altro li isola, mostrandoli desolatamente piccoli rispetto al mondo. Bentley, inoltre, gioca con il fuoco della sua macchina da presa in modo preciso ed espressivo. In moltissimi momenti, soprattutto nella seconda parte di Train Dreams, Robert è l’unico a fuoco in un ambiente dai caratteri indefiniti, a evidenziare il suo straniamento da un’esistenza in cui ha perso ogni coordinata.
Il dolore come esperienza comune dell’essere umano
Nonostante non sia un film propriamente corale, e pur analizzando in modo più specifico il rapporto tra il singolo e il mondo, Train Dreams sottolinea l’importanza della collettività. Robert trova nel senso di fratellanza che si instaura tra i suoi colleghi un’iniziale ragione alle sue fatiche. Ciò che si condivide in qualche modo diventa più sopportabile, e nella cura dell’altro c’è già una tra le sfumature più sublimi della vita.
Il personaggio di Claire, interpretata da Kerry Condon, pur non portando risposte, infine permetterà a Robert una qualche forma di conciliazione col suo dolore. La sofferenza, infatti, non si è abbattuta su di lui come un anatema di colpa, ma fa semplicemente parte, come la gioia, del viaggio che siamo chiamati a fare.
In conclusione
Train Dreams è un film che avrebbe goduto molto più di altri dell’atmosfera e della grandezza dello schermo della sala. Guardarlo in streaming, per quanto efficace, dà l’impressione di una fruizione privata di parte della potenza espressiva del film.
Nonostante ciò, l’opera, pur nei suoi aspetti drammatici, è di grande poesia, e anche quando l’aspetto più sognante lascia il passo al dramma della solitudine, la malinconia è delicata, morbida, mai angosciante o priva di luce.
La parabola di Robert Grainier, che ha vissuto in armonia con la natura e con i suoi esseri viventi, celebra la bellezza del mondo: un universo che ci lascia più domande che risposte e un’esistenza che, nel suo mistero, vale sempre la pena di vivere.
Train Dreams è disponibile in abbonamento su Netflix a partire dal 21 novembre.
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