Troy, la recensione su Almanacco Cinema. Nella foto: Brad Pitt

Troy, la recensione del kolossal ispirato all’Iliade

In occasione dell’uscita dell’Odissea di Nolan al cinema, su Prime Video arriva Troy, kolossal del 2004 ispirato all’Iliade di Omero. Lo ripetiamo: ispirato.

Oggi, di fronte all’enorme impatto che sta avendo l’Odissea di Christopher Nolan, alcuni si spingono a rimpiangere e rivalutare Troy, film ispirato all’Iliade. Un film che metteva in scena una storia patinata e personaggi attraenti di aspetto quanto privi di fascino.

Troy, Achille come macchina da guerra belloccia

Pensiamo all’Achille interpretato da Brad Pitt: in Troy sembra quasi un Terminator belloccio, un automa programmato per fare la guerra. Finché non si scoprono i suoi due punti deboli: oltre al celebre tallone – l’unica sua parte fisica vulnerabile che, come sappiamo, gli sarà fatale – Patroclo, che nel film diventa suo cugino. E non viene raccontato alla stregua di un amante, ma che scatenerà ulteriormente la celebre “ira di Achille” che lo convincerà a non lasciare Troia come nelle sue intenzioni ma a uccidere il rivale troiano Ettore per vendetta.

Questo Achille, e il film, sono stati rinnegati dallo stesso suo interprete, che in una vecchia intervista dichiarò: “Troy è diventato qualcosa di molto commerciale. Ogni scena era enfatizzata per ribadire: ‘Ecco che arriva l’eroe!’ Non c’era nessun mistero”. E non ci sorprende che Pitt, a posteriori, ci abbia ripensato.

Achille è, effettivamente, “nato così”: non fa nulla per essere un semi-dio (quasi) invincibile. E l’autore/sceneggiatore del film – che, non è un caso, ha adattato anche Game of Thrones per il piccolo schermo – ce lo mostra fortissimo suo malgrado, caratterizzato dall’ira ma anche come dolce amante (di Briseide, che nel poema è la sua schiava). Gli restituisce anche una dimensione familiare in un colloquio con la madre nereide Teti (la grande Julie Christie in una breve apparizione).

Un Odisseo sottotono

Tra guerrieri semi-dei, mariti traditi e eroi devoti quello che occupa un ruolo più modesto è Odisseo/Ulisse: interpretato da Sean Bean (Il signore degli anelli) gioca un ruolo cruciale nel reclutamento di Achille e dei Mirmidoni per la guerra di Troia ma occupa uno spazio nettamente inferiore nella narrazione, non venendo nemmeno celebrato come l’ideatore dello stratagemma del cavallo di Troia. Stratagemma che, peraltro, nel poema originale non esiste.

È un Ulisse arguto con le parole ma più eminenza grigia che protagonista: l’unico a poter convincere Achille piegandolo alla volontà di Agamennone, con il quale ha un rapporto complicato e non privo di attriti.

Elena dalle bianche braccia? Appiattita sul proprio romanticismo

Elena, prima di Sparta poi di Troia a seguito del rapimento da parte di Paride, è o dovrebbe essere la “donna più bella del mondo”. È evidente che in questo film lo è secondo discutibili canoni occidentali e, nella fattispecie, statunitensi (bionda, occhi azzurri, prosperosa).

Di origini teutoniche, l’attrice che l’ha interpretata, Diane Kruger, è bella ma insipida, non restituisce se non a parole la dimensione tragica del suo personaggio: data in sposa a 16 anni a un uomo molto più grande di lei (Menelao), in seguito fuggita (o rapita coattamente) da un altro uomo (Paride) del quale poi dovette sposare il fratello Deifobo (nel poema, non nel film).

Apostrofa Paride come “amore mio” e sembra più la protagonista di un peplum che una donna oberata dal senso di colpa per aver scatenato una guerra sanguinosa (anche se noi sappiamo che, anche nel mito, lei fu un semplice pretesto).

Troy prende le parti di Troia

Non viene mai dichiarato, ma è palese: Troy è la storia dell’Iliade – riveduta e corretta – raccontata con una certa simpatia per i Troiani. Ettore e Paride sono, infatti, i classici esempi di eroi kalòs kai agathòs, belli e buoni, sebbene il secondo abbia rapito la moglie di un altro e abbia un debole conclamato per le donne. L’eroe più forte di Troia, il principe Ettore, è un guerriero valoroso e un marito e padre affettuoso, il cui addio alla moglie Andromaca sarà straziante prima dello scontro con Achille.

Non si nasconde la stima per re Priamo, interpretato da un immenso Peter ‘O Toole, del quale persino il nemico Achille dirà: “Sei un re molto migliore di quello che guida questo esercito”. Il riferimento è una stoccata ad Agamennone, capo supremo dell’esercito acheo. E Priamo, in effetti, risulta il personaggio migliore del film, quello che più di ogni altro rappresenta la dignità e l’onore, oltre all’amore e al dolore di un padre che ha perso suo figlio. Un perfetto esempio di pietas.

Troy, un kolossal tipicamente hollywoodiano

Musiche roboanti ed epiche, diverse libertà prese rispetto alla trama dell’originale omerico, dialoghi attualizzati: prima di Odissea, Troy era il kolossal definitivo ispirato ad Omero. La licenza più vistosa? Ettore che uccide Menelao in “duello”, dopo che ha quasi ucciso suo fratello Paride. Come ben sappiamo [SPOILER], al termine della guerra di Troia Menelao tornerà a Sparta portandosi dietro la moglie fuggiasca Elena.

Visto con gli occhi di oggi Troy è certamente un film godibile come prodotto d’intrattenimento, animato da un cast ricco con qualche attore d’eccezione (‘O Toole e Christie). Ma non emoziona, pur dando allo spettatore la possibilità di lustrarsi gli occhi con un Brad Pitt mai più così fisicato. Eppure, come nel 2004, anche nel 2026 Troy non è un capolavoro ma un film girato per fare incassi al botteghino. E non ha l’autorialità della versione Nolan, di cui condivide solo la dimensione hollywoodiana.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
3
★★★