Peaky Blinders

Peaky Blinders nel simbolismo delle mode streaming

Peaky Blinders ha insegnato a tutto il mondo come funzionano le mode ed il lavoro delle piattaforme, in un’epopea storica spesso scarna, spesso intensa.

Quando ancora Netflix e le piattaforme streaming ancora non erano uno standard così diffuso e così comune nel mondo dello spettacolo, il simbolismo televisivo e cinematografico era molto diverso. Il processo del tempo cambiava molto più ardentemente le concezioni ed i punti di vista, in un iter molto più graduale, se non semplicemente molto più lento. Lo streaming, un pò come i meme sui social media, ha cambiato tutto.

Peaky Blinders è diventato in un batter d’occhio un fenomeno culturale ed artistico globale, sparendo poi dalla faccia della terra negli ultimi anni, per poi tornare a far parlare di sè ultimamente in vista dell’uscita del film Peaky Blinders: The Immortal Man. La banda di Cillian Murphy, Paul Anderson, Joe Cole e Finn Cole sta per giungere al termine, ma sarà davvero così?

Peaky Blinders

Peaky Blinders è stata una serie televisiva inglese, ideata nel 2013 da Steven Knight, anche creatore dello show televisivo Chi vuole essere milionario? La serie, trasmessa sul canale britannico BBC Two, dal 2014 – anno della sua seconda stagione – è arrivata su Netflix ed è stata uno dei primi casi di diffusione internazionale streaming, soprattutto dall’anno successivo in poi, trasformando il prodotto in un pezzo di cultura pop contemporaneo.

Ormai entrata di diritto nell’immaginario collettivo, Peaky Blinders racconta la storia fittizia – seppur ispirata ad un reale gruppo di teppistelli più che criminali – di questa banda di Birmingham, a conduzione familiare Shelby e del suo capo Thomas Shelby, che egemonizzano diversi affari più o meno illegali, affari che porteranno i membri della gang in giri sempre più pericolosi ma remunerativi.

Prima e seconda stagione

Il primo terzo della serie parte con la rappresentazione dei Peaky Blinders come un piccolo gruppo criminale, che si muove tra altrettanto piccoli quartieri inglesi e si scontra con più alti ranghi della criminalità. Siamo tra il 1919 e il 1921. Tommy Shelby si destreggia tra lo stress post-traumatico della Grande Guerra, una famiglia disfunzionale, un temibile ispettore – Sam Neill – e brevi spicchi di mondi limitrofi al suo, ma ben più decisivi.

Le prime due stagioni sono molto grezze e si sente molto l’artigianalità degli autori, per quanto la serie sia da subito estremamente citazionistica e stilisticamente molto cinematografica. Purtroppo, la maggior parte dei personaggi – esclusi quelli della famiglia Shelby – sono trattati unicamente come strumenti narrativi per muovere la trama e nulla di ciò che succede sembra avere ripercussioni effettive.

Peaky Blinders

Terza e quarta stagione

La terza stagione ruota attorno al tema del trauma e del cercare di superarlo, come Tommy prova a scrollarsi i suoi fantasmi e come il resto della famiglia lo segue e basta. La quarta, invece, tratta il tema della vendetta e mette al centro delle vicende la Mano Nera e Cosa Nostra statunitense, incrociando, come al solito, personaggi reali con vicende fittizie, e viceversa.

La terza stagione è sicuramente il punto più basso della serie: lenta, noiosa, retorica e didascalica. Eccezione fatta per il finale, che fa giustizia al miglior personaggio della serie intera, ovvero, l’Alfie Solomons di Tom Hardy. Si potrebbe dire lo stesso della stagione successiva, che, al di là delle banalità già viste, mette in scena una discreta prova di Adrien Brody ed un’ottimo e rocambolesco inizio, che però sfuma sulle note di un finale esibizionista e stupido.

Quinta e sesta stagione

Ambientato tra la crisi di Wall Street del 1929 all’ascesa della Germania nazista di Hitler del 1933, il finale della serie ci porta dentro la crescita dei movimenti nazionalsocialisti e fascisti. Mentre il mondo fuori si dispera e si prepara inconsciamente ad una guerra annunciata, il mondo della famiglia Shelby cerca di rigare dritto e cercare di accaparrarsi un posto nel nuovo che verrà.

Se già con le scorse stagioni era successo, nelle ultime due si estende ancora di più il vero problema: il focus su Tommy. Detto questo, la quinta è probabilmente la stagione riuscita meglio, che mischia alla grande la chiave storica con quella personale della famiglia. Quella dopo, invece, ha tutti i paradigmi e gli stilemi di ciò che non permettono a Peaky Blinders di essere un’ottima serie, e la maggior parte di colpa risiede nel suo protagonista.

L’uomo immortale

Insomma, Peaky Blinders poteva essere, ma è stata solo qualche volta. Purtroppo, fin troppo spesso, sembra essere caduta nelle dinamiche piattaformistiche dello standard Netflix, preferendo lasciare che il pubblico creasse attesa piuttosto che cercare di offrire una speranza. Ha sacrificato la razionalità per la follia, e ciò ripaga nel breve periodo, ma non artisticamente.

Il film che dovrebbe chiudere – si spera – le vicende di Tommy arriverà su Netflix il 20 marzo e sarà ambientato diversi anni dopo l’ultima stagione, durante la Seconda Guerra Mondiale. Il cast principale tornerà assieme a molte aggiunte, tra cui Barry Keoghan, Rebecca Ferguson, Tim Roth e Stephen Graham, in realtà già presente in un paio di dimenticabili episodi dell’ultima stagione.

🎬 Valutazione

Regia
★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨