Il Western è purtroppo considerato dalla maggior parte del pubblico di oggi un genere ormai superato e negli ultimi anni ne sono stati prodotti molto pochi.
In realtà, seppur gli anni d’oro di questo genere siano ormai lontani, credo che se usato nella maniera giusta e adattandolo bene ai giorni nostri, esso abbia ancora parecchio da dire. Molto spesso chi considera il western un genere vecchio oppure da vecchi, non ne ha mai visto uno dall’inizio alla fine. “Ah ma sono quelli dei cow boy che sparano agli indiani che guarda sempre mio nonno“, ecco, questa è la frase che sento dire più spesso.
Mi fa riflettere (e sorridere) a tal proposito il fatto che Il Grinta dei Fratelli Coen del 2010 è piaciuto giustamente a tutti ma il film originale del 1969 con John Wayne, che è quasi identico anche a livello di inquadrature, fa paura alle nuove generazioni perché “vecchio”.
Senza scomodare sempre Tarantino, ecco quindi tre titoli di western del XXI° secolo di alto livello con cui i più scettici potrebbero riscoprire questo straordinario genere. Il mito della frontiera, la lotta di classe, le disuguaglianze sociali e lo sfruttamento dei più deboli sono solo alcuni dei tanti temi che il western può e deve ancora raccontare.
Bone Tomahawk (S. Craig Zahler, 2015): quando il western incontra l’horror
Siamo a metà Ottocento nel confine tra Texas e New Mexico. Una tribù di cannibali primitivi rimasta all’età della pietra che non ha mai conosciuto la civiltà rapisce alcune persone da un villaggio. Un gruppo di volontari parte per salvarle. Ecco, qui siamo di fronte a un film eccezionale e veramente fuori dal comune. Inizia come un road movie in cui vengono approfonditi i personaggi e i loro rapporti e dal momento in cui entrano in contatto con la tribù di cannibali inizia un action di una violenza inaudita.
Ciò che colpisce di più è che Zahler, qui al suo film d’esordio, ci presenta un western abbastanza canonico nella prima parte e splatter all’inverosimile nella seconda, girato benissimo e scritto meravigliosamente. La regia nelle sequenze d’azione sembra quella di un professionista del genere e la scrittura è veramente buona. Personaggi equilibrati e ben descritti, la parte di road movie che funziona molto bene e una parte finale decisamente scioccante sono tutti elementi che contribuiscono a tirar fuori dal cilindro un grande film.
Da scoprire a ogni costo.

La ballata di Buster Scruggs (Fratelli Coen, 2018)
Questo è il secondo grande western dei Fratelli Coen. Siamo di fronte a un film composto da 6 episodi uno più bello dell’altro che approfondiscono il western attraverso i vari sottogeneri che lo compongono: il musical, il dramma, la commedia, l’avventura o il melodramma. La sceneggiatura dei Coen, inutile dirlo, è a dir poco perfetta e la regia è adattata benissimo al genere affrontato.
Il punto di forza dei due fratelli è sempre stato la scrittura dei personaggi e anche in questo caso molti dei protagonisti dei vari episodi sono scritti talmente bene che potrebbero essere i protagonisti di un lungometraggio. Proprio per questo rimarranno impressi nella vostra memoria per molto tempo. Con questa pellicola si ride, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si emoziona, cosa volere di più? Critici del Western fatevi avanti!
Il duello (Kieran Darcy-Smith, 2016)
“Lo straniero senza nome” è uno degli archetipi più famosi e più utilizzati del western. A partire da Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964) e per moltissimi film a seguire, il personaggio dal passato oscuro e tormentato ha sempre dominato gli schermi in cui venivano trasmessi film di questo genere. Anche nel caso di questa pellicola poco conosciuta, seppur con due attori di rilievo come Liam Hemsworth e Woody Harrelson, questo tipo di personaggio viene messo in scena.
Abbiamo quindi un predicatore, che chiaramente non fa solo il predicatore e nasconde qualcosa, che riesce a tenere in pugno un’intera cittadina e un ranger che è arrivato da poco e cerca di sfuggire da un passato violento per rifarsi una vita. Inevitabilmente i due finiranno per scontrarsi ed emergeranno delle verità terribili. Questo film, seppur di qualità inferiore rispetto ai primi due, ha dalla sua parte un’intrigante sceneggiatura ricca di suspense e colpi di scena. Il racconto è molto scorrevole e molte scene sono decisamente epiche, il che dà decisamente un valore aggiunto al prodotto.
Vedere per credere.
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