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La vera Odissea passa per Praga: il viaggio verso il 70 mm
Oltre 22.000 spettatori hanno raggiunto Praga per vedere The Odyssey in IMAX 70 mm, trasformando una proiezione cinematografica in un pellegrinaggio.
Il Cinema City Flora è diventato una destinazione cinematografica continentale perché conserva uno dei soli 41 impianti al mondo capaci di proiettare il film in IMAX 70 mm. Nell’Unione Europea gli altri due si trovano a Bruxelles e Montpellier, mentre il Regno Unito ne conta altri tre. Entro lunedì 27 luglio, circa 22.000 persone avevano già raggiunto la capitale ceca per vedere The Odyssey di Christopher Nolan nel formato voluto dal regista, costringendo il cinema a programmare quattro o cinque spettacoli al giorno, compresa una sessione dopo mezzanotte.
Il pellegrinaggio verso il Cinema City Flora arriva mentre il film accumula traguardi quasi alla velocità con cui Ulisse collezionava naufragi. Dopo due fine settimana, The Odyssey ha raggiunto 639,6 milioni di dollari nel mondo, di cui 140 milioni provenienti dalle sale IMAX: il 21,9% dell’intero incasso globale. Il secondo weekend nel formato premium ha generato da solo 48 milioni, un nuovo record per IMAX.
I numeri raccontano però soltanto una parte del viaggio. Accanto agli elogi per la scala visiva, la fisicità delle riprese e la capacità di Nolan di riportare un poema antico dentro il cinema spettacolare contemporaneo, emergono critiche rivolte proprio a ciò che potrebbe rimanere quando si esaurisce il culto del formato.
Il vero eroe dell’Odissea è un tecnico IMAX
The Odyssey è il primo lungometraggio narrativo girato interamente con cineprese IMAX a pellicola. Ogni fotogramma occupa quindici perforazioni e scorre orizzontalmente, invece che verticalmente, offrendo una superficie d’immagine molto più ampia rispetto ai formati cinematografici tradizionali. Nelle sale attrezzate per il 15/70, il rapporto di forma 1,43:1 restituisce soprattutto più immagine in altezza: non un semplice ingrandimento, quindi, ma una composizione capace di occupare una porzione maggiore del campo visivo dello spettatore.
La copia arrivata al Cinema City Flora pesa circa 300 chilogrammi e misura 18 chilometri. È talmente grande da dover essere consegnata in più parti come trasporto industriale e successivamente assemblata nel cinema. Pellicola e proiettore devono restare in un ambiente climatizzato, mentre la macchina può essere affidata soltanto a proiezionisti autorizzati da IMAX.
Anche il proiettore assomiglia più a una macchina d’officina che a un apparecchio elettronico contemporaneo. La pellicola deve scorrere con estrema precisione senza graffiarsi o spezzarsi, la potente lampada allo xeno richiede un sistema di raffreddamento ad acqua e il suono digitale deve rimanere sincronizzato con il passaggio dei fotogrammi. Alcuni componenti non vengono più prodotti; persino i vecchi sistemi di controllo audio hanno continuato a funzionare per anni su Windows XP. La sopravvivenza del formato dipende così da tecnici specializzati, pezzi di ricambio sempre più rari e macchine costruite decenni fa.
Praga possiede questo piccolo fossile funzionante grazie a una decisione presa durante la conversione digitale delle sale. Intorno al 2008, quando molti cinema stavano eliminando i vecchi impianti analogici, il proiettore del Flora non venne smantellato. Fu sistemato in un angolo e rimase inutilizzato per circa tre anni, finché nel 2012 tornò in servizio per The Dark Knight Rises, e in seguito ha proiettato anche Interstellar e Oppenheimer.
Nolan difende da anni la sala come luogo privilegiato del cinema. Con The Odyssey, però, questa politica assume i tratti di una sala di lusso: pochi impianti, posti centrali prenotati mesi prima, viaggi internazionali, formati difficili da replicare e una differenza continuamente ribadita tra chi può vedere tutto il fotogramma e chi deve accontentarsi di una sua versione ridotta.
L’opera prima del turismo culturale: le critiche di Emily Wilson
La maggior parte della critica ha accolto The Odyssey con entusiasmo. Variety ne ha lodato la vastità e la forza spettacolare, definendolo però anche leggermente distaccato: un’epica in cui il cuore di Omero rischia di rimanere fuori campo. L’attacco più severo è arrivato da Emily Wilson, docente di studi classici all’Università della Pennsylvania e autrice di una delle più influenti traduzioni contemporanee dell’Odissea.
Nolan aveva citato il suo lavoro tra i riferimenti del film e ne aveva ripreso anche alcune scelte linguistiche. Wilson ha però accusato la sceneggiatura di perdere gran parte della complessità psicologica, politica, etica ed emotiva del poema: la responsabilità di Ulisse, la posizione delle donne, il peso della schiavitù, la violenza del ritorno e il confine sempre incerto tra eroismo, astuzia e sopraffazione.
La corsa verso Praga coinvolge spettatori provenienti dalla Scandinavia, dalla Spagna, dall’Italia, dalla Germania, dalla Polonia e da numerosi altri Paesi. Ne nasce una forma insolita di turismo culturale: il pubblico non viaggia per un festival, una première o un incontro con gli attori, ma per vedere funzionare un proiettore e recuperare alcuni centimetri di immagine. La discussione più interessante riguarda però ciò che potrebbe essere scomparso dentro quell’immagine: il mare, i ciclopi, le sirene, le tempeste e la vastità del paesaggio non garantiscono automaticamente la profondità morale del viaggio.
Il 70 mm resta una conquista tecnica e la difesa della sala compiuta da Nolan ha un valore reale in un’industria streaming abituata a trattare i film come contenuti intercambiabili. Ma quando il formato diventa il principale certificato di autenticità, il cinema rischia di assomigliare a una nave splendidamente costruita che ha dimenticato la propria destinazione.
