Dolly Parton è morta a 80 anni: da Doralee Rhodes a Truvy Jones, il racconto del suo lungo legame con il cinema e con Hollywood.
Una leggenda del country, la biondissima Dolly Parton, è morta a 80 anni a Nashville, dopo una breve battaglia contro un cancro tenuta a lungo lontana dai riflettori. Con lei se ne va la voce di Jolene e di I Will Always Love You, la donna che ha scritto più di tremila canzoni e venduto oltre cento milioni di dischi.
Ma la parabola artistica di Dolly Parton non si è mai fermata alla musica, per oltre quattro decenni la cantante ha costruito, parallelamente alla carriera discografica, un rapporto solido e continuativo con il cinema e con Hollywood, fatto di ruoli da protagonista, colonne sonore premiate e una presenza costante anche dietro la macchina da presa, come produttrice.
Il debutto di Dolly Parton in Dalle 9 alle 5… orario continuato
L’esordio sul grande schermo di Dolly Parton arriva nel 1980 con Dalle 9 alle 5… orario continuato, commedia diretta da Colin Higgins in cui Parton interpreta Doralee Rhodes, una delle tre impiegate che si ribellano al capo maschilista dell’ufficio in cui lavorano. Accanto a lei ci sono Jane Fonda e Lily Tomlin, due star già affermate. La cantante firma anche la canzone del titolo, candidata all’Oscar come Miglior canzone originale nel 1981 e diventata un successo capace di scalare le classifiche.
Quel ruolo regala a Dolly Parton anche due candidature al Golden Globe: come Nuova stella dell’anno e come Miglior attrice in un film commedia o musicale. E non solo: le regala anche due nuove amiche.
In occasione della sua morte, Fonda scrive:
Era, nello stesso tempo, una ragazza del Sud maliziosa e giocherellona, e una pensatrice profonda, piena d’anima, capace di guardare dentro le persone fino a coglierne la vera essenza. Era tante cose: paroliera, cantante, polistrumentista, scrittrice, burlona, visionaria, un’amica leale che non sarebbe mai andata a dormire prima di aver riso con noi fino alle lacrime.

Dolly Parton in Dalle 9 alle 5… orario continuato (1980)
Gli anni Ottanta tra commedia e curiosità
Il decennio prosegue con Il più bel casino del Texas (1982), accanto a Burt Reynolds, e con Nick lo scatenato (1984), commedia nella quale Dolly Parton condivide la scena con Sylvester Stallone. Il film non replica il successo dei lavori precedenti, ma resta uno dei titoli più curiosi della sua filmografia, capace di mettere insieme due mondi dello spettacolo americano apparentemente distanti.
Fiori d’acciaio e il ruolo di Truvy Jones
Nel 1989 arriva quello che resta forse il ruolo cinematografico più ricordato della sua carriera: Truvy Jones in Fiori d’acciaio, il film di Herbert Ross ambientato in un salone di bellezza della Louisiana che racconta le vicissitudini di un gruppo di donne. Il cast riunisce Sally Field, Shirley MacLaine, Olympia Dukakis, Daryl Hannah e una giovanissima Julia Roberts.
Diversamente dalle commedie musicali degli esordi, questa volta Dolly Parton si cimenta in un ruolo drammatico, reggendo bene il confronto con attrici già affermate a Hollywood.
Dolly Parton produttrice, autrice e volto ricorrente dello spettacolo
Negli anni Novanta e Duemila Parton alterna ruoli da protagonista, come in Linea diretta – Un’occasione unica (1992), a cammei diventati iconici, tra cui quello in A Beverly Hills… signori si diventa del 1993 e la comparsa in un episodio de I Simpson nel 1999.
Attraverso le sue canzoni sostiene anche la causa LGBTQ+: nel 2005, ad esempio, scrive Travelin’ Thru per il film Transamerica: quel brano le varrà una candidatura all’Oscar.
Cresce parallelamente il suo lavoro dietro le quinte. Dolly Parton produce e scrive le musiche per numerosi progetti televisivi e cinematografici legati al proprio universo narrativo, da Un cappotto di mille colori del 2015 a Un Natale di mille colori del 2016, fino alla serie antologica Le corde del cuore (2019) e a Natale in città con Dolly Parton, prodotto per Netflix nel 2020 con la regia di Debbie Allen.
Nel 2012 recita in Joyful Noise – Armonie del cuore (2012) accanto a Queen Latifah e Keke Palmer, mentre nel 2009 presta la voce e alcune canzoni a Hannah Montana: The Movie (2009), capitolo che la avvicina a un pubblico di nuove generazioni.
I documentari legati a Dolly Parton. E nessun biopic
A una carriera stellare sempre a cavallo tra musica e cinema non potevano mancare speciali televisivi a lei dedicati e, soprattutto, documentari e film per la tv. Di seguito, ecco i principali a lei legati.
The Nashville Sound (1970). Uno dei primi documentari a includerla, girato agli esordi della sua carriera televisiva accanto a Porter Wagoner.
Dolly Parton: Here I Am (2019, Netflix/BBC, regia di Francis Whately). Il documentario più conosciuto sulla sua carriera, novanta minuti costruiti tra materiale d’archivio e interviste a Jane Fonda, Lily Tomlin, Kylie Minogue e altri collaboratori storici. Ripercorre gli esordi a Nashville fino al concerto per i cinquant’anni al Grand Ole Opry, con qualche critica della stampa per la scarsa profondità sul lato più privato dell’artista.
Hollywood to Dollywood (2012, regia di John Lavin). Non è un ritratto diretto di Dolly Parton, ma un road movie documentaristico che segue i gemelli Gary e Larry Lane nel tentativo di consegnarle personalmente una sceneggiatura scritta apposta per lei. La cantante compare nel film e in seguito concesse ai due l’uso della propria musica e immagine. Il documentario ha vinto ventiquattro premi in vari festival.
Dolly Parton: A MusiCares Tribute (2021, Netflix). Racconta il concerto tenuto nel 2019 per il premio MusiCares Person of the Year, primo assegnato a un’artista country, con esibizioni di Miley Cyrus, Chris Stapleton e Katy Perry.
Ancora non sono stati girati biopic riguardanti la figura della cantante, ma prevediamo che non tarderanno ad arrivare.
Dolly Parton e la stella sulla Hollywood Walk of Fame
Il riconoscimento del legame tra Parton e l’industria dello spettacolo americano trova un simbolo concreto nella stella a lei dedicata sulla Hollywood Walk of Fame, al 6712 di Hollywood Boulevard.
Un tributo che racconta una carriera cinematografica meno imponente, per numeri, di quella musicale, ma capace comunque di attraversare cinque decenni, di intrecciarsi con alcuni dei nomi più importanti del cinema americano e di restituire, film dopo film, la stessa autoironia e la stessa umanità che avevano reso Dolly Parton un’icona anche fuori da Hollywood.
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