Nicolas Cage paragona la Marvel al wrestling e prepara un nuovo thriller. Tra vecchi contratti e dichiarazioni trascurate, la polemica prende una piega meno comoda.
Per Nicolas Cage, il Marvel Cinematic Universe sta diventando una WWE glorificata e ben finanziata. Al Fan Expo di Dallas ha descritto attori ultracinquantenni, intelligenti e dotati, infilati in costumi ridicoli per arrivare immancabilmente al combattimento.
Mentre la battuta circola, annuncia il suo prossimo impegno in C.L.A.Y., thriller informatico con Michael Sheen, diretto dall’esordiente Simon Afram e atteso sul set a Londra da novembre.
È il genere di dichiarazione che invita a dividere Hollywood fra difensori dell’arte e impiegati del botteghino, purché non si controllino troppo i curricula. Cage ha fatto due Ghost Rider e continuato a frequentare i supereroi con Spider-Noir; soprattutto, ha avuto ottime ragioni per desiderare che il prossimo contratto arrivasse in fretta.
Quando i personaggi avevano ancora qualcosa da fare
Nel 2022, Cage difendeva la Marvel dalle critiche di Martin Scorsese e dallo zio Francis Ford Coppola, elogiandone la capacità di collegare storie e personaggi. Non vedeva conflitti con film come Pig e Joe, né riteneva i supereroi responsabili della scomparsa delle produzioni a medio budget. Anche a Dallas, prima di evocare il wrestling, ha ricordato con ammirazione le prime storie del MCU.
Il fastidio per il funzionamento degli studios era invece già esplicito.
Nel 2021, parlando di Pig, raccontava le pressioni dei grandi set: battute da pronunciare nel modo prescritto, mentre lui chiedeva di provare anche un’altra interpretazione. Negli indipendenti trovava “più ossigeno nella stanza”. Una questione abbastanza concreta per chi viene assunto per il proprio talento e poi deve negoziare il permesso di usarlo.
Il nastro trasportatore accetta anche gli indipendenti
Quel margine di libertà aveva però convissuto con una necessità meno negoziabile: ripagare i debiti. Gli studios, avevano improvvisamente smesso di chiamarlo: il divo era diventato un rischio proprio quando aveva più bisogno di lavorare. Nel 2023 raccontò di avere dovuto ripagare sei milioni di dollari dopo il crollo dei suoi investimenti immobiliari. Ben 46 film nella stagione del rientro dai debiti; Cage la descriveva come un “nastro trasportatore”. Si poteva uscire dal blockbuster e ritrovare la fabbrica qualche piano più sotto, con meno effetti speciali e altrettanta fretta di consegnare.
Nel 2022 raccontava però un’altra parte della storia: i problemi economici erano durati tredici anni, ma aveva rifiutato molti ruoli e accettato quelli nei quali pensava di poter portare qualcosa. Fra i risultati più gratificanti c’erano Mandy e Pig, difficili da liquidare come ricevute fiscali illustrate. Sosteneva anzi che continuare a recitare gli avesse insegnato ad accedere meglio alle proprie emozioni, indicando proprio Pig come risultato di quell’esercizio.
“Non ho mai avuto una carriera. Ho avuto solo lavoro”. Nicholas Cage
La sua insofferenza anti-industriale sembra nascere proprio da questo
Nel marzo 2022 i debiti erano ormai saldati. A consentire l’ultimo pagamento era stato The Unbearable Weight of Massive Talent, nel quale interpretava una versione esasperata di se stesso. Per riscattare l’attore, era servito il marchio: l’industria poteva ancora pagarlo per quelle eccentricità che, altrove, lo rendevano difficile da inquadrare.
Anche quel marchio, però, aveva bisogno di essere recitato. A MovieMaker raccontava di avere spiegato al regista Tom Gormican che il Cage nevrotico e perennemente in ansia del copione non coincideva con lui, pur accettando di mettersi al servizio di quella visione. L’uomo saldava i propri conti prestando il volto alla versione che ne aveva immaginato qualcun altro. Il pagamento gli restituiva margine per scegliere il lavoro successivo; non lo trasferiva fuori dal mercato.
Aver bisogno del compenso e voler conservare una voce sul lavoro che lo produce. Quando torna ai supereroi con Spider-Noir, Cage descrive una miscela precisa richiesta nella recitazione: 70 per cento Bogart e 30 per cento Bugs Bunny.
Per C.L.A.Y., intanto, Simon Afram annuncia una storia profondamente umana di persone che cercano uno scopo: un prodigio dell’informatica socialmente invisibile trova appartenenza in un collettivo di hacker. Cage ha spesso prestato il volto a uomini che cercavano una via d’uscita mettendo insieme una banda o preparando un colpo: come in Fuori in 60 secondi, nel Genio della truffa e in The Trust, almeno sullo schermo, potrà ancora essere un outsider, trovare complicità fra irregolari e cercare nel talento una forma di libertà.