Mostra di Venezia 2026

Festival di Venezia, classismo e cinema italiano

Il Festival di Venezia è uno degli appuntamenti più attesi ed agognati di ogni stagione cinematografica, ma ogni desiderio ha il suo prezzo.

Come ogni anno, ci ritroviamo a fare le somme con la stagione appena passata, ed ogni stagione è segnata da punti di svolta specifici che restituiscono un’immagine più o meno nitida dello stato delle cose e di un possibile futuro. Il cinema italiano è un’arte ed un’industria – anche se ancora molto poco – in cui pare che qualsiasi piccola spinta interna non riesca a smuovere più di troppo il resto del circuito.

Ma il biennio 2025-26 ha portato delle sorprese incredibili, tanto prevedibili quanto straordinarie. A partire dallo stupendo successo di pubblico e critico de Le città di pianura di Francesco Sossai, il ritorno popolare sul grande schermo dell’horror con La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli e qualche altra piccola perla. Il Festival di Venezia 2026 ci può aiutare a riflettere su una domanda: il cinema italiano è davvero morto?

Festival di Venezia

Tra il 2 ed il 12 settembre 2026, si è svolta sul dispendioso e ricchissimo Lido di Venezia l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, edizione che è stata inaugurata da Ink del grande Danny Boyle ed è stata chiusa dalla pellicola Dio ride di Giovanni Veronesi. Presidente della Giuria internazionale del concorso è stata Maggie Gyllenhaal. Il direttore, come le edizioni dal 2011 fino a questa, è Alberto Barbera.

Di certo non si può dire che sia stato un Festival scontato, ma comunque possiamo dire che tra sorprese, polemiche e conferenze al veleno Venezia abbia regalato un’edizione particolare. Tanti i film italiani presenti, da L’estranea di Paolo Strippoli – che rappresenterà l’Italia per la corsa agli Oscar – a Serpenti dei fratelli D’Innocenzo e di Roberto De Paolis passando per il ritorno di Nanni Moretti con Succederà questa notte.

Barbera & Co.

Partendo dal principio base ed assoluto di qualsiasi festival cinematografico e cerimonia di premiazione sulla settima arte, la competizione davvero stimola la qualità? In un sistema estremamente chiuso e commercializzato, la competizione simil-sportivo con squadre e fan non fa altro che creare un monopolio in cui solamente alcuni possono andare avanti.

Al di là dell’assunto per cui il cinema non è uno sport e le opinioni non si possono dibattere, motivo per cui i premi al cinema sono la cosa più idiota che esista, prendendo per valido che debbano esistere queste competizioni, allora rimane la domanda su chi possa giudicare e quanto sia il limite tra oggettività e soggettività. Le discutibili scelte di Barbera e la sua capacità oratoria non aiutano di certo a spiegare tutto questo.

Venezia

Dieci modi per essere schifosamente ricchi

E se il mondo statunitense dei premi è uno squallido motel mascherato da hotel a cinque stelle, oramai anche Venezia e Cannes hanno cercato di avvicinarsi a quello standard specifico. Il maestro brasiliano Glauber Rocha già attaccava il sistema corrotto e preferenzialistico di Venezia nel 1980 e, ad oggi, questo sistema ha fatto il giro della falsa inclusività ed ha spostato la bilancia su tutt’altra parte.

Tra i red carpet di influencer come Alessia Lanza, modelle e figure che niente hanno a che vedere con il cinema, tra le dichiarazioni anti-capitalismo e sul costo dello sfruttamento festivaliero della vita veneziana di privilegiati quasi-milionari come Jasmine Trinca e Toni Servillo, tra una critica cinematografica che dorme in sala, il Festival non ha neanche il coraggio di fare una scelta politica. La voce di Hind Rajab e NAZA prendono un misero premio speciale.

L’estate sta finendo

Il recente e generazionale e divertentissimo Coyote vs. Acme – nonchè la sua storia produttiva – ci ha mostrato come, in qualche modo, si possa effettivamente criticare il sistema da dentro il sistema, ma senza ipocrisie, senza assoluzione personale, senza redenzione. Incredibile pensare che il capitalismo fa schifo anche addirittura ai cartoni animati, e le sue conseguenze anche di più.

Purtroppo, il cinema è al bivio tra una velleità artistica ed un’industria occupazionale, e forse dovremmo ricordarci tutti che, senza una storia insieme, il cinema non esisterebbe, il Festival di Venezia non esisterebbe, e allora saremmo noi ad essere morti. Chissenefrega se Lucky Red, Wildside, Cattleya, Palomar, Groenlandia e Lux Vide entrano in gruppi internazionali o se il cinema italiano muore, l’importante è sapere che un George Clooney sfila in un evento di Gala.