Le final girls sono un concetto introdotto teoricamente lo scorso secolo nel cinema horror mainstream e che ora sta ridefinendo i canoni classici del genere.
Molto spesso ci si pone un quesito fondamentale ma che sembra anche abbastanza banale da rispondere: è l’arte ad influenzare la vita o viceversa? Ovviamente, anche se non è assolutamente così semplice, la risposta è che l’arte è una conseguenza della vita di tutti i giorni. Più o meno. Ma non sempre.
La letteratura ha fortemente condizionato decisioni politiche, scelte di governi, disegni di legge e quant altro. Se c’è un’arte che le si è avvicinata per influenza, quella è sicuramente il cinema. E se c’è un genere specifico del cinema che è riuscito ad immettersi appieno nella vita di tutti i giorni del nostro mondo, quello è sicuramente il genere horror.
Le final girls
In uno dei periodi più distorti e confusi della storia contemporanea, gli anni ’60 degli Stati Uniti d’America iniziavano a lasciare i segni di un’implosione che sarebbe giunta – almeno in parte – solamente alla fine del decennio, e per poco più della prima metà dei dieci anni successivi. La Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam, i diritti civili, le droghe psichedeliche, e il femminismo.
Il genere dell’horror ha proliferato ampiamente, ribaltando punti di vista e mettendo in moto ciò che una crisi rappresenta, motivo per cui attualmente l’horror è l’unico genere di impatto significativo. L’horror contemporaneo ha trasformato uno dei punti essenziali: il ruolo delle donne e le final girls, ovvero, l’eroina che sconfigge l’antagonista e sopravvive.
Anatomia di un archetipo
Introdotto dall’autrice Carol J. Clover nel 1987, il termine final girl ha un’estensione molto ampia che, comunamente, trova i suoi primi tasselli a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 – i capolavori Psyco e Gli uccelli di Alfred Hitchcock come Mario Bava con Sei donne per l’assassino ed il fondamentale La maschera del demonio – ma che, in realtà, esplode realmente con l’horror contemporaneo degli anni ’90.
Ma se questa figura femminile era semplicemente una vittima tra le grinfie di un cattivo maschile, il sottogenere slasher e il passaggio dall’epoca del consenso politico a quella delle contesazioni ha portato ad un ribaltamento. La preda risponde e diventa combattente, a volte. Tra il 1973 ed il 1976 escono L’esorcista, Black Christmas, Non aprite quella porta e Carrie, a cui seguono Halloween, Alien, Venerdì 13 e Nightmare.

L’horror contemporaneo
Mentre il processo di identificazione diventa sempre più semplice e ben definito negli anni ’90 – pensare a Il silenzio degli innocenti o La notte dei morti viventi di Tom Savini – nel 1996 arriva Scream di Wes Craven. La misoginia, il bigottismo, la morale repressiva viene tutto meno. Quello che Scream fa è decostruire un intero genere, ridefinendolo e distruggendone i cardini massimi.
Il mondo dei clichè ed il ciclo di archetipi viene sovvertito. Nonostante il primo decennio del 21esimo secolo abbia quasi affossato il genere, l’horror contemporaneo è risorto dalle sue ceneri, in particolare dall’uscita nel 2015 dell’esordio alla regia di uno dei grandi maestri attuali, ovvero, Robert Eggers – di cui è appena uscito il trailer del suo ultimo Werwulf. Il film in questione era The VVitch.
Donne e donne
Da allora in poi, il numero di remake e reboot horror sono lentamente diminuiti – nell’horror – e sono usciti una quantità allucinante di grandissime opere femminili. Midsommar e Hereditary di Ari Aster, la trilogia di X di Ti West, Longlegs di Oz Perkins, Nosferatu di Eggers, Revenge e The Substance di Coralie Fargeat, Talk to Me e Bring Her Back dei fratelli Philippou.
Ancora, di recentissimo abbiamo visto Heretic, Evil Dead Rise, Blink Twice e Send Help – al limite del genere – Ready or Not ed il suo sequel e l’acclamatissimo Obsession. Le final girls hanno impersonificato un ampio discorso sociale e politico che è andato ben oltre la sessualità o le tematiche di genere, ma che si è steso universalmente e che continua a svilupparsi in nuove e sorprendenti forme.
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