L'antitrust del Regno Unito avvia un'indagine formale sulla mega-fusione da 110 miliardi tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery.

Mark Ruffalo sulla fusione Paramount-Warner: «Non è la fine»

Mark Ruffalo attacca il via libera alla fusione Paramount-Warner Bros. da 111 miliardi di dollari e promette dura opposizione.

Mercoledì una giudice federale ha approvato l’accordo raggiunto tra Paramount Skydance e i 12 Stati americani che avevano contestato l’acquisizione di Warner Bros. Discovery per motivi antitrust.

Il via libera apre la strada alla fusione tra le due società. Sotto la stessa proprietà finiranno Paramount, Warner Bros., HBO, CNN e CBS. Insieme a numerosi altri asset del settore dell’intrattenimento e dell’informazione.

L’accordo prevede una serie di condizioni per la nuova società. Paramount dovrà distribuire almeno 30 film all’anno nei primi due anni dalla fusione e 32 nei tre successivi. Dovrà inoltre investire 300 milioni di dollari aggiuntivi all’anno nella produzione cinematografica e televisiva statunitense per cinque anni.

Per Mark Ruffalo, però, questi impegni non sono sufficienti. L’attore considera la fusione un rischio per la libertà di espressione, la creatività e l’occupazione nel settore audiovisivo.

Mark Ruffalo: «Un pessimo accordo per questo Paese»

Mark Ruffalo è una delle personalità di Hollywood che si sono maggiormente esposte contro la fusione Paramount-Warner Bros. L’attore aveva anche testimoniato davanti al Senato sui possibili rischi legati alla concentrazione del settore.

Dopo l’approvazione dell’accordo, Ruffalo ha scritto:

Questa fusione soffocherà la creatività, indebolirà la libertà di espressione e costerà il posto di lavoro a molte persone. È un pessimo accordo per questo Paese e non avrebbe mai dovuto essere approvato. È un risultato incredibilmente deludente per le centinaia di migliaia di persone che si sono mobilitate per bloccarlo. Ma non è neanche la fine.

L’attore aveva già firmato, insieme a Jane Fonda, Ben Stiller, Joaquin Phoenix, Javier Bardem, Ilana Glazer e Noah Wyle, una lettera aperta contro l’operazione.

Questa operazione consoliderebbe ulteriormente un panorama mediatico già concentrato, riducendo la concorrenza in un momento in cui le nostre industrie — e il pubblico a cui ci rivolgiamo — possono permetterselo meno che mai.

Secondo i firmatari, la fusione potrebbe portare a «meno posti di lavoro nell’intero ecosistema produttivo, costi più elevati e minore scelta per il pubblico negli Stati Uniti e nel resto del mondo».

Ma la critica di Ruffalo non riguarda soltanto la concentrazione del mercato audiovisivo. L’attore ha collegato l’operazione anche ai rapporti tra la famiglia Ellison, Oracle e Israele.

Paramount, Oracle e le accuse di Ruffalo

 

Mark Ruffalo contro la fusione Paramount Warner

David Ellison, CEO di Paramount Skydance, è figlio di Larry Ellison, fondatore di Oracle. Il miliardario ha fornito un equity backstop di circa 40,4 miliardi di dollari a sostegno dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery.

Oracle, invece, è una multinazionale tecnologica che fornisce software e infrastrutture informatiche anche a istituzioni israeliane. Sia Larry Ellison che la CEO Safra Catz sono grandi sostenitori finanziari e tecnologici di Israele.

Secondo l’attore e chi si schiera contro la fusione, le tecnologie sviluppate da Oracle di sorveglianza e raccolta dati un giorno potrebbero essere integrate in uno dei maggiori conglomerati mediatici statunitensi.

Nell’agosto scorso, l’attore aveva rilanciato sui social un video di Safra Catz, dirigente di Oracle, relativo alle tecnologie fornite dall’azienda a Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.

Ruffalo aveva scritto:

Queste “tecnologie davvero spaventosissime” molto probabilmente finiranno per essere integrate in uno dei più grandi conglomerati mediatici del mondo e un giorno saranno utilizzate contro di voi. Guardate come lei esulta per quella che ormai abbiamo imparato a riconoscere come un genocidio, costruito su un sistema di oppressione basato sull’apartheid e alimentato da Oracle.

Le parole dell’attore hanno provocato accuse di antisemitismo. Paramount lo ha accusato di aver fatto ricorso a «stereotipi antisemiti».

Ruffalo ha respinto l’accusa, definendola «sconcertante e profondamente disonesta». Anche diverse personalità ebraiche del mondo dello spettacolo hanno difeso l’attore. E hanno contestato l’interpretazione delle sue dichiarazioni come antisemite.

L’attore, nonostante le pressioni esterne, non sembra quindi intenzionato ad abbandonare le sue battaglie. Nel suo ultimo intervento ha scritto:

Questo movimento dal basso non scomparirà e nemmeno la nostra determinazione. Non si è mai trattato soltanto di una fusione. Si è trattato di reagire contro oligarchi miliardari corrotti che calpestano gli interessi delle persone comuni per riempirsi le tasche. Stiamo ancora combattendo questa battaglia. Unitevi a noi.