Meta, Muse Image e il volto degli utenti: l’attacco di CAA

Meta, Muse Image e il volto degli utenti: l’attacco di CAA

CAA contesta Meta: Muse Image può usare foto e sembianze dei profili Instagram pubblici. L’agenzia chiede consenso esplicito, controlli e rimozioni rapide.

La Creative Artists Agency ha contestato Meta per la politica di consenso applicata a Muse Image, il nuovo generatore di immagini sviluppato dai Meta Superintelligence Labs.

La funzione più discussa permette di inserire nel prompt la @-menzione di un account Instagram pubblico e usare le fotografie di quel profilo come riferimento per creare nuove immagini. Per gli utenti adulti con account pubblico l’opzione è attiva automaticamente: chi non vuole consentire il riutilizzo deve disabilitarla.

Meta ricorda che gli adulti con profili pubblici possano rinunciare con pochi passaggi, promettendo inoltre interventi sui contenuti che violano gli Standard della community.

Muse Image usa i profili Instagram pubblici nei prompt

Meta ha lanciato Muse Image il 7 luglio 2026.

È il primo modello di generazione visiva prodotto dai Meta Superintelligence Labs ed è disponibile nell’app Meta AI, su meta.ai, nelle Instagram Stories negli Stati Uniti e nelle chat con Meta AI su WhatsApp in alcuni Paesi. L’arrivo su Facebook e Messenger è previsto successivamente. Il modello alimenta inoltre più di 30 effetti per le Stories e, nelle prossime settimane, sarà integrato negli strumenti pubblicitari Advantage+ creative.

La funzione contestata consente di richiamare nel prompt un profilo Instagram pubblico. Meta AI usa le fotografie disponibili per incorporare quella persona nell’immagine generata. Gli account privati e quelli degli utenti sotto i 18 anni sono esclusi automaticamente. Gli adulti con profilo pubblico devono invece entrare nelle impostazioni di Instagram, aprire la sezione “Condivisione e riutilizzo” e disattivare i controlli relativi a post e Reel.

Instagram non avvisa l’utente quando qualcuno utilizza i suoi contenuti con le funzioni AI di Meta. Inoltre, la disattivazione impedisce soltanto le generazioni future: le immagini già prodotte non vengono eliminate. La protezione dipende quindi da un intervento manuale effettuato prima dell’utilizzo.

CAA chiede consenso esplicito e rimozioni rapide

CAA, l’agenzia che rappresenta anche Tom Cruise, Brad Pitt, Zendaya, Dwayne Johnson e Meryl Streep, ha dichiarato che nome, immagine, sembianze, voce e opere creative non dovrebbero essere utilizzati da terzi o da modelli di intelligenza artificiale senza un consenso chiaro e documentato. L’agenzia ha comunicato direttamente a Meta le proprie obiezioni per conto dei clienti.

La richiesta principale è rovesciare l’impostazione: protezione automatica per tutti e accesso volontario soltanto per chi decide di autorizzare l’uso della propria immagine. CAA chiede inoltre strumenti che permettano agli artisti di stabilire limiti, monitorare gli utilizzi e impedire sponsorizzazioni o sfruttamenti non autorizzati. Servono anche indicazioni chiare sull’origine artificiale dei contenuti, sistemi semplici per individuarli e procedure rapide per rimuoverli.

CAA aveva già criticato una scelta simile adottata da OpenAI con Sora 2, che richiedeva ai titolari dei diritti di opporsi all’uso dei propri materiali. Anche la Motion Picture Association aveva contestato quella politica; Sam Altman annunciò successivamente controlli più dettagliati per i proprietari dei diritti. Con Muse Image, l’autorizzazione continua ad arrivare dopo l’attivazione automatica: ad oggi chi vuole impedire l’uso deve conoscere la funzione, trovare l’impostazione e disabilitarla.