La sua verità è una miniserie mistery thriller che riesce a intrattenere, ma a un certo punto accantona le pretese di approfondimento psicologico.
Infatti, uscita su Netflix l’8 gennaio, si presenta come una serie “tosta” che vuole costruire un giallo appassionante e rigoroso, in cui tutti gli elementi disseminati trovino alla fine il loro posto. Non sembra, però, riuscirci fino in fondo.
La miniserie è tratta dal romanzo, thriller psicologico, di Alice Feeney. Ed è diretta dal regista britannico di Lady Macbeth e Eileen William Oldroyd. Vede protagonisti Tessa Thompson e Jonathan Bernthal, che rappresentano l’ “His” e “Hers” del titolo originale.
La sua verità, la trama
Il titolo originale pone l’accento sulle due versioni di una stessa storia raccontata prima dal punto di vista di lui, Jack Harper, e in seguito da quello di lei, Anna Andrews.
Tutto inizia con l’omicidio di una giovane donna, trovata assassinata sulla sua auto in mezzo al bosco, nella cittadina di Dahlonega, vicino Atlanta. Il primo ad arrivare sul posto è il detective Harper. Ma ben presto sulla scena del delitto fa la sua comparsa la giornalista Andrews, arrivata per coprire la notizia.
Si scopre che il detective e la giornalista sono sposati ma separati da un anno, dopo un tragico evento, la morte della loro bambina. Dopo quanto accaduto, Jack è rimasto a Dahlonega, dove vive con la sorella Zoe (Marin Ireland) e la sua nipotina. Mentre Anna è tornata ad Atlanta, dove è il volto di un’importante emittente televisiva. Durante l’anno passato, però, Anna è scomparsa per affrontare il suo devastante lutto e il suo posto all’emittente è stato preso dalla biondissima Lexy Jones (Rebecca Rittenhouse). Anna crede che l’omicidio di Dahlonega sia la sua occasione per tornare alla ribalta e decide di tornare nel posto dove è cresciuta, con il cameramen Richard (Pablo Schreiber), marito di Lexy.
La donna uccisa è Rachel, ex compagna dell’esclusivo liceo di Anna, dove lei aveva acceduto tramite borsa di studio. Facevano parte di un gruppo di amiche, composto anche da Zoe, sua cognata, da Helen Wang (Poppy Liu), ora preside della scuola, e da Catherine Kelly.
Jack deve lavorare al caso, insieme alla sua collega Priya Patel (Sunita Mani), in una posizione molto scomoda perché era l’amante di Rachel e la sera dell’omicidio si erano incontrati proprio nel bosco. Anna quella sera li aveva spiati, quindi anche lei era presente sul luogo del futuro delitto. Insomma, sono entrambi fin troppo coinvolti.
Tante storie si intrecciano
La serie mette insieme molti personaggi e storie diverse per depistare lo spettatore, che comincia a dubitare di diversi sospettati. Da una parte c’è il marito di Rachel Clyde Duffie (Chris Bauer), sospettato numero uno, dall’altra ci sono gli stessi Jack e Anna che ci fanno diffidare delle loro azioni e intenti.
Ma c’è anche il cameraman dal passato violento Richard e poi c’è la sottotrama che segue, tramite flashback, le amiche bullette del liceo. Il problema è che, a un certo punto, alcuni fili del racconto vengono lasciati a sé stessi, oppure non vengono risolti nel modo più plausibile. Ci sono un po’ troppe coincidenze che fanno sì che tutto collimi in quel di Dahlonega.
Si potrebbe soprassedere su questi aspetti se l’intento dichiarato della serie fosse l’intrattenimento, ma La sua verità all’inizio si presenta con una postura rigorosa. Riesce a catturarci con le atmosfere da piccola cittadina con un omicidio da risolvere, ma in seguito tutto diventa troppo. I legami fra i protagonisti e il delitto sono così tanti che è impossibile avere uno sguardo esterno alla vicenda.
La detective Priya assolve proprio al ruolo di elemento di raziocinio che osserva dall’esterno il comportamento incoerente degli altri personaggi. Su tutti proprio Jack Harper, che fa di tutto per depistare le indagini e farle andare nella direzione sperata. In maniera fin troppo palese, però. Ed è qui che viene meno il rigore e la plausibilità del racconto.
La sua verità parte come una serie dai toni seri e termina con una lotta al limite della commedia. C’è un evidente contrasto fra premesse e conclusioni. Il colpo di scena finale riesce a stupire ma, nuovamente, la spiegazione delle ragioni del killer è qualcosa che appartiene alla fiction e poco alla realtà.
I punti di forza de La sua verità

La sua verità è sicuramente una miniserie avvincente e che tiene alta l’attenzione dall’inizio alla fine. Molto del merito va dato a Tessa Thompson, che ci restituisce un personaggio affascinante, abile e dallo stile graffiante. E a lei che viene richiesto lo sforzo maggiore di drama, fra la separazione dal marito, la perdita della figlia neonata e l’apprensione per una madre vicina alla demenza.
Dall’altro lato, Jonathan Bernthal con il suo Jack presta il volto a un uomo a tratti irritante, che sembra tutto di un pezzo ma in realtà si rivela completamente in balìa degli altri. Invece, Anna mostra di avere la situazione in pugno, anche se nessuno dei due arriva vicino alla reale comprensione di quello che è successo.
Allora, l’aspetto più interessante rimane il confronto fra due persone lacerate da un lutto in comune. Il momento più riuscito è quello del confronto tra i due ex coniugi nella natura boschiva, in cui la versione di lui e di lei finalmente non camminano più su due rette parallele.
Conclusioni
La sua verità mette al centro del proprio racconto tematiche molto serie. Si parla di disparità sociale, di lutto, di violenza e di un bullismo sadico e crudele. Ma, in particolar modo, la crudeltà delle persone al centro del racconto non trova valida giustificazione. Sembra che esistano persone molto cattive, che meritano la morte, e che si comportano con ceco sadismo solo perché si annoiavano in quel momento. L’approfondimento psicologico, a ben vedere della maggioranza dei personaggi, viene lasciato all’immaginazione del pubblico.
Il personaggio a cui si dona maggior introspezione è probabilmente Anna. Mentre quello che si comporta in maniera più coerente e verosimile è la detective Pryia. Buona prova anche per Marin Ireland e la sua Zoe, a cui l’attrice riesce a dare spessore. Ma nuovamente è merito più suo che della sceneggiatura.
In definitiva, La sua verità può risultare poco soddisfacente per chi cerca un thriller solido e dalla logica stringente. Ma, ad ogni modo, riesce ad assolvere al suo compito di prodotto Netflix d’intrattenimento.
🎬 Valutazione